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Tre giorni alla Città della Pizza di Roma

Impegnativi? Molto. Due giorni di organizzazione, scelta dei libri da portare (con relativa ansia: cosa porto? cosa potrebbe interessare? cosa riuscirà a far capire che libreria siamo e a incuriosire le persone?), preparazione degli scatoloni, trasporto di arredi e libri. Venerdì allestimento del corner e alle 18 apertura. E poi altri due giorni interi dentro al Guido Reni District, dalle 11 a mezzanotte. Fuori c’è il sole, davvero?? Alla chiusura il “disallestimento” e ora il caos, ci vorranno un paio di giorni per riorganizzare tutte le cose in libreria. Andare in esterna per un libraio è complicato!

Però…

La Città della Pizza è una manifestazione piena di vita, di movimento, di passione, di gusto in tutti i sensi. Vedere tutti quei forni in attività, i pizzaioli che impastano, le pizze che vengono sfornate, le file della gente che paziente aspetta, anche molto a lungo, per assaggiare la pizza del pizzaiolo preferito. I tanti bambini che vanno e vengono dai laboratori a loro dedicati dove si sono divertiti a impastare e preparare la pizza. I tanti giovani pizzaioli che hanno intrapreso questa attività e che mostrano tutta la loro passione, e lo si vede da come guardano il maestro pizzaiolo che impasta, o dallo sguardo che rivolgono al “nome”, magari della loro regione, diventato famoso. Le pizze meravigliose che si possono assaggiare. Tutte, purtroppo è impossibile, ma si ha l’opportunità davvero di viaggiare in tutta Italia.

E se c’è chi concepisce la pizza solo con pomodoro e mozzarella, noi curiosi e vagabondi del gusto troviamo cose che mai avremmo pensato, andare oltre il confine dell’usuale ci ha consentito di scoprire accostamenti di gusto interessantissimi.

La disponibilità di Gino Sorbillo che ha firmato da noi le copie del suo libro Pizzaman. La gentilezza del maestro Enzo Coccia dispiaciuto di non essere riuscito a portarci il suo libro. Gli incontri nuovi e inattesi.

Tutte le novità dalla Città della Pizza

La pizza gourmet con quelli che ora vengono chiamati “topping” che spaziano tra gli ingredienti più vari e li uniscono con creatività.

Ma tra pizzaiolo e pizzaiolo cambiano anche le farine usate, i lieviti, i tempi e le modalità di lievitazione. Non è semplice diventare degustatori esperti.

L’abbinamento della pizza, non più solo con la birra ma con i cocktail o con le bollicine (per esempio la pizza dai sentori di Sardegna di Pier Luigi Frais con il muggine affumicato è perfetta con le bollicine…).

La nuova centralità del Veneto, e di Verona in particolare, nell’universo della pizza italiana, ci dispiace per i  pizzaioli napoletani (a cui non vogliamo togliere assolutamente nulla) ma se siete attratti dall’evoluzione della pizza e cercate fantasia e nuove sperimentazioni dovete guardare verso Nord. Proprio a Verona si stanno concentrando tanti nomi importanti: da Simone Padoan della pizzeria I Tigli a San Bonifacio (VR) superpremiata, a Renato Bosco, incarnazione della nuova immagine del pizzaiolo 2.0, che oltre a Saporé a San Martino Buon Albergo ha aperto altri tre locali nel pieno centro di Verona. Poi la bravissima Petra Antolini e il suo Settimo Cielo a Pescantina, pochi km fuori Verona, le sue pizze con i sapori di questa terra: salumi locali affinati nel l’Amarone, formaggio Monte Veronese, asparagi. Il 9 aprile, inoltre, inaugura a Verona, nella centralissima Piazza delle Erbe, Matteo Aloe con una nuova realtà a nome Berberé, nome ormai notissimo e di tendenza al nord Italia. Matteo lancia la sfida a Renato? I più fortunati saranno i veronesi che avranno solo l’imbarazzo della scelta. Fortunati anche noi che abitiamo a Roma però, perché Berberé esiste anche qui e merita assolutamente una visita.

Parlando di Roma vogliamo sottolineare anche la tradizione romana della pizza, oltre alla classicissima napoletana e alla moderna gourmet, esiste la categoria della pizza romana, sottile e, come dicono qui, “scrocchiarella”. Abbiamo scoperto molti giovani pizzaioli romani di grande talento (oltre a Matteo Aloe e Berberé, Pier Daniele Seu di Seu Pizza Illuminati, Mirko Rizzo e Jacopo Mercuro di 180G – da applauso la loro pizza Carbonara – a Marco Rufini di Casale Rufini a Gallicano nel Lazio, che hanno rivitalizzato questa tradizione con nuovi sapori o matrimoni da sogno tra i piatti della tradizionale cucina romana e la pizza, dove gli ingredienti dei tipici piatti come carbonara, amatriciana, cacio e pepe sono stati presi e adagiati sopra la pizza o nello scrigno di un supplì.

Ci è sfuggito l’assaggio, per impossibilità fisica di farne ancora uno, dell’accostamento più incredibile tra tutte le 120 proposte, che sulla carta sembrava così impossibile che avremmo proprio voluto provarlo anche perché, trattandosi di Simone Lombardi di Milano, non poteva essere una pizza “all’americana”, doveva nascondere qualche segreto: ventricina, coriandolo, cipollotto, ananas al forno.

Bellissime le tante foto che abbiamo fatto davanti al nostro roll up con i pizzaioli che la mia amica Ivana, prezioso supporto di questi giorni, andava a prendere qua e là nelle varie postazioni e che con grande disponibilità sono venuti a farsi fotografare nel nostro corner.

Abbiamo voluto mostrarvi i volti, e a volte, in uno scatto diverso più giocoso, anche qualcosa in più della loro personalità, per conoscere di persona chi c’è dietro ai nomi delle pizzerie e alle loro pizze. Che poi sono storie, belle. Come quella appunto di Gino Sorbillo che partendo dalla tradizionale attività di famiglia a Napoli, ha aperto a Milano, a New York e sta aprendo a Miami.

Quella di Matteo Aloe e i suoi soci, giovani, pieni di talento e coraggio che partendo da Castel Maggiore hanno via via aperto a Bologna, Milano, Firenze, Torino, Roma e adesso anche a Verona, addestrando in ogni locale giovani pizzaioli da avviare a questo mestiere. Divertendosi, perché citando il titolo del libro di Gabriele Bonci , è il gioco della pizza… serissimo come tutti i giochi ma dove deve esserci il giusto spazio per l’aspetto ludico e sensuale del preparare un piatto così lussureggiante di sapori e colori. Ci portiamo via le immagini allegre degli amici a quattro zampe che abbiamo immortalato. La gioia di pensare ai tanti bimbi che si sono portati a casa un libro scelto da noi e di immaginarli immersi in una storia, rapiti dalle illustrazioni, o ad ascoltare la mamma o il papà leggergliele a voce alta. L’emozione dei giovani ragazzi che hanno acquistato un libro più tecnico per imparare i segreti della pizza, della  panificazione, o approfondire il tema della lievitazione e delle farine accarezzando il sogno di un mestiere da imparare sperando di emulare i tanti pizzaioli giovani ma di successo che si alternavano nelle postazioni. Abbiamo spacciato libri, portandoli in mezzo al cibo come ci piace fare, facendoli trovare a chi sta facendo altro, passeggia con la famiglia, curiosa in giro, mangia un trancio di pizza o beve una birra.

È una fatica, ogni volta diciamo mai più, ma poi ci piace molto l’idea di essere quell’ingranaggio che può contribuire a far incontrare una persona e un libro.

 

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